Un impianto invece della dentiera: soluzione alla portata di sempre più persone

Dalle tecniche di rigenerazione ossea ai cosiddetti “impianti corti”: nuove tecniche anche per chi ha problemi di volumi ossei

Per- Ingvar Branemark, padre dell’implantologia moderna, affermò un giorno che non sarebbe mai più dovuto esistere qualcuno che fosse costretto a vivere, e a morire, con i propri denti dentro un bicchiere.
Oggi possiamo affermare che il suo desiderio si è realizzato.

Può capitare di perdere dei denti per vari motivi: carie, malattie parodontali, traumi dentali.

Nel corso degli ultimi venti anni è migliorata molto l’attenzione sui denti cariati, non altrettanto per quanto riguarda le malattie parodontali. Queste ultime possono portare, se non trattate adeguatamente, ad un progressivo riassorbimento dell’osso di sostegno del dente, fino a determinare la perdita di uno o più denti nella bocca del paziente.

Al giorno d’oggi, come è oramai ben noto, sostituire la perdita di un dente può rappresentare una procedura terapeutica relativamente semplice grazie all’utilizzo degli impianti osteointegrati, in presenza di condizioni anatomiche e di salute ideali.

Purtroppo, soprattutto nelle bocche nelle quali sono andati persi numerosi elementi dentali, è molto difficile rinvenire condizioni ideali. Molto di frequente la ragioni che portano alla perdita dei denti sono anche responsabili della diminuzione del volume osseo necessario per un impianto dentale.

In questi casi è possibile adottare delle tecniche di cosiddetta “rigenerazione ossea guidata” che consentono di recuperare più o meno integralmente il volume di osso andato perduto. I progressi delle conoscenze ottenuti negli ultimi 30 anni rendono oggi questi interventi altamente predicibili a patto però di riuscire a garantire e mantenere ideali condizioni di guarigione dopo l’intervento. Ricostruire un volume di osso richiede un tempo variabile di attesa, spesso parecchi mesi, oltre ad essere anche interventi di particolare complessità, in rapporto alla situazione iniziale del caso. Queste condizioni, soprattutto nei pazienti che hanno perso tutti i denti di un’arcata dentaria, possono quindi essere di difficile gestione e soluzione.

Cosa si può allora in questi casi? Ci si deve rassegnare ad accettare una protesi mobile completa, meglio conosciuta come dentiera?

La risposta è no.

Il progresso dell’implantologia ha infatti portato, nel corso degli ultimi anni, allo sviluppo di tipi e forme di impianti studiati per oltrepassare i limiti imposti dalla presenza di un ridotto volume di osso. Questo è possibile riuscendo a sfruttare porzioni di osso, soprattutto a livello del  mascellare superiore,  che non sostengono i denti e che, quindi, non subiscono le conseguenze dei processi patologici che ne determinano l’estrazione.

Nella pratica clinica odierna, gli impianti corti, iuxtaossei, zigomatici o pterigoidei, così chiamati in base alle caratteristiche di forma od impiego di ciascuno di loro,  si stanno dimostrando dispositivi efficaci e predicibili.

Tra i vantaggi che questi tipi di impianti hanno vi è , principalmente, la possibilità di evitare il ricorso a complessi interventi di ricostruzione ossea che comportano spesso l’impossibilità ad indossare qualsiasi tipo di protesi durante il processo di guarigione. Ancora, soprattutto a livello del mascellare superiore, spesso consentono di  realizzare una protesi provvisoria immediata fissa già appoggiata sugli impianti.

Badate bene, queste sono soluzioni per quelle situazioni, come la completa assenza di denti in un’ arcata, dove l’unica alternativa sarebbe rappresentata dalla dentiera. Quindi, il principale scopo di queste terapie è di restituire una funzione masticatoria adeguata al paziente.

Esistono anche alcuni svantaggi nell’impiego di questi dispositivi. Questi sono rappresentati principalmente dalla necessità di ambienti particolarmente attrezzati per  poter posizionare questi impianti, essendo infatti necessario raggiungere strutture anatomiche più profonde. Talvolta è anche necessario intervenire in anestesia generale, proprio per la particolare condizione anatomica nella quale si opera. Rispetto all’implantologia tradizionale, presentano dei costi superiori, legati alla maggior complessità.

In sintesi: l’evoluzione delle tecnologie e delle conoscenze nell’ambito dell’implantologia rende possibile oggi affrontare con successo problemi che un tempo erano difficilmente risolvibili.
Caso per caso va identificata la soluzione giusta per ogni singolo paziente, ma la varietà delle opzioni disponibili permette molto spesso di trovare un approccio che corrisponde ai suoi specifici obiettivi e esigenze.

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